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  • AMICO CARLO: UN TRIBUTO AL TEATRO

    amico_carlo.jpgContrariamente a molti neo-autori, io ho sempre desiderato mettere a disposizione di chiunque tutto quanto ho scritto. Pur essendo sempre stata considerata una persona alquanto ‘timida’ e ‘riservata’ non ho invece mai avuto dubbi né riserve sul fatto di ‘esporre’ quanto avevo scritto mettendoci tutta me stessa, in quanto a intensità di partecipazione, ragionevolezza e sentimento.

    Il teatro é mistero, finzione, rappresentazione del tutto o del nulla, di verità nascoste oppure risapute. E’ un po’ ‘la terra dei pazzi’, dove ognuno può esporre qualsiasi cosa gli passi per la testa. Io stessa, mentre sto scrivendo in questo esatto momento penso alla bozza di una pièce teatrale dedicata alla figura di Matilde di Canossa che sto preparando per la partecipazione ad un Concorso. Dire che sono sconcertata di fronte alla massima libertà che é richiesta, é poco. Mentre si pensa a creare un ‘qualcosa’, si sente la stessa energia che si respira di fronte al mare in un giorno di piena estate. Si sente il desiderio di tuffarsi per sentirsi freschi e leggeri ma, allo stesso tempo, c’é da misurare le proprie forze e da fissare un obbiettivo…altrimenti il mare, anche quello più benevolo e pacifico, ti può ammaliare ma inghiottire, alla fine.

    Il ‘mare’ del teatro, se così mi lasciate libera di definirlo, l’ho incontrato la prima volta molti anni fa. Chi  leggerà Cuor di Briossshhh troverà un episodio, dal titolo ‘Il centurione bello’, che ha a che fare con la mia prima esperienza teatrale, avvenuta nei lontani tempi del liceo. Poi, tanti anni di ‘vuoto’ intesi nel senso di ‘mancanza’ di contatto con qualcosa che mi attirava ma che continuavo a non intravedere all’orizzonte. Ricordo che nel frattempo rimasi affascinata da una riduzione televisiva sulla vita di Molière. Poi, finalmente, l’input. Sono in città. Un pomeriggio come tanti altri. Passeggio. Alzo gli occhi. Vedo, su una colonna, un cartellone: Corsi di teatro telefonare al….. E da lì comincia la mia lenta ma inesorabile trasformazione. L’incontro, difficile, enigmatico e utile al tempo stesso, con ALBERTO COTTAFAVI, autore e regista, direttore artistico del TEATRO S.PROSPERO DI REGGIO EMILIA. Ho parlato ancora di lui in queste mie pagine, e chi desidera può trovare altri riferimenti scorrendo il capitolo dedicato al teatro in questo sito. Ad un certo punto del corso Cottafavi chiede a noi allievi di portare qualche pezzo che ci può interessare. Io non ho idea alcuna, ma mi succede di trovarmi in mano una copia di un testo che avevo rivisto qualche anno prima per un piccola compagnia di amici. Avevo scelto l’opera più breve in assoluto di Goldoni, con pochi personaggi, proprio per adattarla ad una manciata di persone che volevano far teatro ‘per allegria’. Non se n’era fatto nulla e, quando lo consegnai a Cottafavi non avevo né speranze né illusioni. Anzi, forse allora ho pensato che non l’avrebbe nemmeno letta. So solo che invece, non solo la lesse, ma pure si complimentò: era LA DOTE DI DONNA EUGENIA. Se mi ci voleva una spinta, quella volta la ebbi. Chiesi consiglio e da cafoncella quale sono (ehhh si, ma a volte un po’ di supponenza, o meglio, di fiducia in se stessi, non guasta!) chiesi se potevo buttarmi bellamente sulla rivisitazione dell’opera massima del Goldoni, LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA. Ottenuta l’approvazione, mi diedi da fare e, in pochi mesi, nacque ‘I DILEMMI DELLA VILLEGGIATURA’.

    Ormai il ghiaccio era rotto. Cambio compagnia teatrale ma mi trovo di nuovo di fronte all’occasione di riscrivere un’opera di Goldoni. Stavolta é MARCO MERZI del CENTRO TEATRALE MA.MI.MO. E’ una persona di grande intuizione artistica, ma io ho più esperienza e gli anni di scuola, qui, servono alla grande. Mi tuffo a capofitto nella scrittura, anzi, nella ri-scrittura de LA LOCANDIERA. Seguo le interessanti e innovative indicazioni di Marco Merzi: Mirandolina diventa Mirandolo e tutto é rovesciato dal maschile al femminile e viceversa. La scena si sdoppia e, oltre al ‘700, ci sono anche i tempi  di oggi, con le persone arroganti, arriviste e senza scrupoli che però, chissà perché, esistono in qualsiasi epoca. Da qui, IL LOCANDIERE. La foto di copertina ritrae uno degli attori della nostra compagnia proprio nel ruolo di Mirandolo.

    Tante parole per arrivare a dire che, nell’estate di quest’anno, ha visto la luce questa mia raccolta che spero possa fare la felicità di qualche giovane compagnia teatrale, fatta di gente che, se ama il teatro come me, ne ha capito taluni valori fondamentali: il rispetto e l’attenzione reciproca, la puntualità, la serietà, l’impegno, la carica emotiva, e, allo stesso tempo, la gioia, davvero grande, di fare un lavoro ‘di squadra’ che valorizza il singolo e infonde una carica vitale davvero difficile da trovare in altre situazioni!   

    7 Responses to “AMICO CARLO: UN TRIBUTO AL TEATRO”

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